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La
suggestione spaziale di un'immagine piana può essere così forte che si possono suggerire su di essa dei mondi che, in tre
dimensioni, non potrebbero assolutamente esistere.
L'immagine che ne risulta sembra la proiezione di un oggetto tridimensionale
su una superficie piana, ma guardando bene ci si accorge che non è vero: quella figura non potrebbe mai avere un'esistenza spaziale.
Facciamo
un carellata tra questo tipo di opere.
Nel 1958 Escher realizza la sua prima litografia dedicata alle
costruzioni impossibili: Belvedere.
Un ragazzo ha in mano un cubo impossibile e osserva perplesso
questo oggetto assurdo. Pur avendo in mano gli elementi che gli
permettono di notare che qualcosa non va, pare non accorgersi
del fatto che l'intero Belvedere è progettato su quella
stessa struttura.
Escher nel suo primo libro scrive a proposito di quest'opera:
In basso a sinistra giace un pezzo di carta su cui sono disegnati
gli spigoli di un cubo. Due piccoli cerchi marcano le posizioni
ove gli spigoli si intersecano. Quale spigolo è verso di
noi e quale sullo sfondo? E' un mondo
tridimensionale allo stesso tempo vicino e lontano, è una
cosa impossibile e quindi non può essere illustrato. Tuttavia
è del tutto possibile disegnare un oggetto che ci mostra
una diversa realtà quando lo guardiamo dal di sopra o dal
di sotto. Il cubo di cui parla Escher è noto con il nome
di cubo di Necker.
La scala che porta al secondo piano dell'edificio inoltre è
contemporaneamente all'interno e all'esterno di esso, cioè si tratta di una scala impossibile.
Nell'illustrazione Cascata, un flusso d'acqua cadendo dall'alto
mette in funzione un mulino il quale, a sua volta, spinge il flusso
in un canale che, zigzagando, torna all'inizio della cascata.
Per ottenere questo effetto, egli ha unito
due triangoli di Penrose in un'unica figura.
La cascata rappresenta un sistema chiuso: essa ritorna in continuazione
alla ruota del mulino in un movimento perpetuo che viola la legge
di conservazione dell'energia.
Un'altra delle stampe dette impossibili è Salita e discesa.
Essa rappresenta un complesso di case i cui abitanti, che paiono
monaci, camminano in un percorso circolare fatto di scalini. Apparentamente
tutto sembra a posto, ma osservando attentamente la figura, ci
si accorge che i monaci compiono un percorso sempre in discesa
o sempre in salita, lungo una scala impossibile.
Escher capì che la geometria dello spazio determina una
sua logica e allo stesso modo la logica dello spazio spesso determina
una sua geometria. Uno dei modelli di logica dello spazio che
egli applica spesso si basa sul gioco di luci e ombre applicato
ad oggetti concavi o convessi.
Nella litografia Cubo con nastri magici quelle specie di calotte
sferiche che escono dai due anelli sono il nostro indizio visivo
per sapere in che modo gli anelli sono intrecciati con il cubo.
Tuttavia se ci fidiamo di quello che vediamo con i nostri occhi
non possiamo fidarci di quello che ci suggeriscono le calotte
sferiche, le due illusioni non coincidono. In Concavo e convesso l'illusione sfrutta questa volta un gioco di ombre che porta al
rovesciamento percettivo tra l'interno e
l'esterno della figura.
Il
periodo che va dal 1946 al 1956 può essere indicato, all'interno
dell'opera di Escher, come il periodo della prospettiva. Nelle
opere che risalgono a questo periodo, egli rivela il suo grande
interesse per gli angoli di visione
più insoliti. Escher è in grado di produrre scene
in cui l'alto e il basso, l'orientamento degli oggetti a destra
o a sinistra, dipendono dalla posizione che l'osservatore decide
di prendere.
Nelle litografie Salita e discesa, Casa di scale e Relatività,
il sopra e il sotto assumono valenze estemporanee, legate al particolare
che si sta osservando e a quale parte della figura rappresentata
si vuole fare riferimento.
La litografia più significativa in questo contesto è In alto e in basso, nella quale l'artista rappresenta, utilizzando
un punto di fuga relativo,
dei fasci di linee parallele come linee curve e convergenti. Queste
immagini così "innaturali" ricordano da vicino
le attuali immagini virtuali che ritroviamo nelle grafiche al
computer.
In questo contesto l'opera di Escher è molto attuale, essa
non solo ha raggiunto milioni di siti internet ma è approdata
anche al grande Cinema Holliwoodiano. Mi riferisco a Casa di scale
che viene citata nel film "Nirvana", di Gabriele Salvatores:
durante un'incursione nel ciberspazio, il protagonista ha una
visione allucinata e da vertigine, provocata dalla visione delle
scale di questo disegno.
Alla fine di questo periodo, nel 1955, si può osservare
un ritorno alla prospettiva tradizionale, nell'intento di suggerire
l'infinito dello spazio.
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